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Giovanni Galletta: la storia del bomber senza tempo

2022-02-03 12:31

Angela Galluccio

CALCIO, Promozione,

Giovanni Galletta: la storia del bomber senza tempo

In una piccola realtà come quella di Brancaleone, paese con poco più di 3000 abitanti, il calcio è sicuramente un elemento non trascurabile. Nel 2019,

In una piccola realtà come quella di Brancaleone, paese con poco più di 3000 abitanti, il calcio è sicuramente un elemento non trascurabile. Nel 2019, la squadra che rappresenta la cittadina ha festeggiato i 50 anni di nascita e di ininterrotta attività nei campionati dilettantistici a partire dal 1969. Uno dei protagonisti indiscussi dell’Apd Brancaleone è Giovanni Galletta, classe ’82 che ha raggiunto numeri importanti tra presenze e reti segnate. A trasmettergli la passione per il calcio fu suo padre, storico presidente del Brancaleone, che ebbe un ruolo fondamentale nella sua formazione calcistica e professionale. Galletta veste i colori rossoblù per la prima volta quando era ancora un adolescente e dopo un anno trascorso in Umbria per motivi legati allo studio, fa ritorno a Brancaleone con l’obiettivo di realizzare un progetto vincente insieme alla società e ai suoi compagni. Quella stagione rappresentò uno dei momenti più importanti per lui perché oltre ad aver contribuito alla vittoria del campionato di Prima Categoria, si aggiudicò il titolo di capocannoniere con 33 reti in 28 presenze.

 

Da quel momento in poi, l’attaccante brancaleonese continua a centrare la porta più e più volte fino a raggiungere, ad oggi, quota 301 goal: “Ad inizio carriera sarebbe stato difficile pensare di raggiungere numeri così importanti e per questo ne sono orgoglioso. La speranza è quella di fare sempre meglio per arrivare a questi traguardi”. Sebbene siano passati più di 20 anni dalla sua prima rete, ogni goal ha la sua importanza: “Ogni volta che segno provo emozioni diverse. Quando si è giovani la si avverte come una gioia improvvisa, invece quando si segna più spesso ci possono essere reazioni più contenute. Tuttavia, dal momento che l’obiettivo è sempre quello di fare goal, la sensazione di gioia e piacere è sempre la stessa. Anche a distanza di anni”.

 

Dietro a questi numeri importanti c’è un uomo che ha fatto propri gli insegnamenti e i valori trasmessi da suo padre: “Tutto quello che ho fatto fino ad ora lo dedico a lui perché mi ha insegnato molto sia a livello calcistico che a livello umano: come stare in squadra, nello spogliatoio e in campo. Per me è importante mantenere fede a questi valori così come è fondamentale essere corretti e rispettare sempre l’avversario. A volte quando sei più piccolo c’è il rischio che tu possa essere più interessato alla tua prestazione anziché pensare al gruppo squadra. Per questo motivo mio padre era particolarmente attento a farmi restare con i piedi ben saldi a terra. Ricordo una partita giocata contro la Bagnarese in cui mio padre prese il posto dell’allenatore che era assente per malattia. A fine primo tempo eravamo sotto di un goal e nello spogliatoio mi beccai tutti i suoi rimproveri. Al rientro in campo segnai quattro goal e vincemmo, ma lui anziché farmi i complimenti per la vittoria continuò a ripetermi gli errori che avevo commesso nel primo tempo”.

 

Da qualche anno Galletta ha assunto, ufficialmente, il titolo di direttore sportivo del Brancaleone, proseguendo la linea di gestione della squadra a titolo familiare: “Prima che essere una squadra di calcio è una famiglia. Penso che la differenza tra noi e le altre squadre stia proprio in questo. I ragazzi che ne fanno parte sono un vanto per noi e ci piace mantenere questo profondo senso di amicizia e di familiarità anche fuori dal campo”.

 

Sulla stagione in corso Galletta esprime tutta la volontà da parte della squadra di riuscire a raggiungere un obiettivo importante: “L’obiettivo è quello di vincere questo campionato o raggiungere i playoff perché significherebbe aprire uno spiraglio all’eccellenza, sia per la squadra che per me. Personalmente, mi piacerebbe molto chiudere il cerchio e giocare un altro campionato di eccellenza prima del mio ritiro. Non sarà facile dire addio al calcio perché vivo di questo sport. Chi ci gioca deve percepirlo come una passione, finché ti senti di andare avanti devi farlo. Sebbene ci saranno momenti di difficoltà, vanno affrontati perché sicuramente passeranno”.