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L’Avellino e il fantastico decennio d’oro

2018-10-04 16:10

Francesco Lacquaniti

CALCIO, STORIE DI SPORT,

L’Avellino e il fantastico decennio d’oro

Ci sono storie di calcio che potrebbero essere raccontante all’infinito senza mai stancare il lettore… tra queste una delle più affascinanti fu, senza

Ci sono storie di calcio che potrebbero essere raccontante all’infinito senza mai stancare il lettore… tra queste una delle più affascinanti fu, senza alcun dubbio, quella riguardante una piccola squadra dell’entroterra campano, l’Avellino (il cui omonimo comune, ricadente in una conca, è situato a 348 metri d’altitudine) che, sul finire degli anni settanta e per quasi tutti gli anni ottanta, entusiasmò i suoi sostenitori che si riversavano puntualmente in massa allo stadio Partenio (oggi Partenio-Lombardi), per assistere alle partite della loro squadra del cuore nella massima serie.

Tutto ebbe, però, inizio in un calda domenica dell’11 giugno del 1978 quando l’Avellino del vulcanico presidente Arcangelo Iapicca, guidato in panca dall’indimenticato Paolo Carosi “il barone”, violando il Marassi di Genova, grazie a un guizzo del centravanti sardo Mario Piga, battè la Sampdoria spiccando il volo verso la SERIE A assieme al Catanzaro e all’Ascoli già promosse. Era la prima volta che gli irpini approdavano nell’Olimpo del calcio e per gli oltre seimila sostenitori accorsi nella Città della Lanterna, capeggiati dal primo cittadino Massimo Preziosi, quel giorno fu festa grande. I protagonisti di quell’impresa, che rimarrà per sempre scolpita nella memoria degli sportivi avellinesi, furono: il portiere Ottorino Piotti, lo storico difensore Salvatore Di Somma, il compianto centrocampista e capitano, marcatore principe con nove reti messe a segno, Attilio Lombardi, quindi: Gian Filippo RealiCesare CattaneoVincenzo Chiarenza, il già citato Mario Piga, Ezio Galasso, Giorgio FerraraGiorgio BoscoloMaurizio MontesiMarco PigaSandro MagniniEliseo CrociGiancarlo TacchiLuigi TaralloMario BucciliRino Gritti e Remo Zavarise.

Ottenuta la promozione l’Avellino disputò dieci campionati consecutivi nella massima serie, veleggiando tra l’ottavo e il dodicesimo posto, finché, allo scoccare della decima stagione (1987-88) la quindicesima posizione ottenuta non le permise di continuare il suo sogno e, al termine di quel campionato, il cui commiato fu l’1-1 ottenuto al Giuseppe Meazza contro l’Inter che, portatasi in vantaggio con Minaudo, venne riacciuffata da un perfetto colpo di testa di Gazzaneo, fece mestamente ritorno tra i cadetti assieme all’Empoli già retrocesso. Durante il “decennio d’oro” l’Avellino, che poteva contare su calciatori di primissimo livello quali: TacconiFaveroDe NapoliCarnevaleBarbadilloDiazJuaryDirceuVignola (vice di Platini quando approdò alla Juventus che, nella finale di Coppa delle Coppe contro il Portò, si rivelò decisivo siglando una rete e fornendo a Boniek l’assist del decisivo 2-1), Schachner e Colomba, e su allenatori quali: VinicioBerselliniMarchesi e Bianchi, riuscì a superare, nel catino del Partenio, le tre grandi del calcio italiano in sei occasioni. Ad arrendersi ben quattro volte, una delle quali con un roboante 4-0, fu il Milan, ma anche l’Inter e la Juventus, con una sconfitta a testa, non ebbero vita facile in terra campana. Tra le trecento partite disputate nella massima serie una delle più incredibili fu quella giocata al Comunale di Torino contro la Juventus nella stagione 1978-79 quando il campionato stava ormai scandendo l’ultima giornata. La partita sembrava doversi concludere con una comoda vittoria dei bianconeri invece successe l’inimmaginabile quando, esattamente al minuto sessantaquattro, sul punteggio di 2-0 per la Juventus, il tecnico dei bianconeri, Trapattoni, decise di dare spazio tra i pali al re della panchina Alessandrelli, subentrato al posto del monumentale Zoff. Un minuto dopo la Juventus mise a segno la terza rete ma lo sfortunato numero dodici bianconero, trafitto dalla doppietta di De Ponti e dalla rete di Massa, che inchiodarono il punteggio sul 3-3, giocando appena ventisei minuti, entrò nella storia come, nella storia, entrò l’Avellino di Marchesi.

Questi sono soltanto alcuni momenti di una storia unica e, forse, irripetibile. Una storia di una piccola squadra di provincia, nata nel 1912, che scrisse una delle pagine più belle del calcio… anche se per colui che fu il maestro del giornalismo italiano, Gianni Brera, fu… “la più bella realtà del calcio di provincia della storia italiana”… il cui battesimo, nell’ottobre del 1978 contro il Milan, e il cui epilogo, nel maggio del 1988 contro l’Inter, ebbe come scenario la Scala del calcio… e forse non fu un caso.