
Il Como sta vivendo la migliore stagione di sempre con un campionato che a undici giornate dalla fine lo vede in lotta per un piazzamento europeo (sarebbe una prima in assoluto nelle competizioni U.E.F.A.) e con una coppa nazionale nella quale si giocherà l’accesso alla finale (affronterà l’Inter) dopo averla fallita nel 1985-86. Stagione che dopo un inizio complicato la vide cambiare registro.
A risollevarne le sorti fu Rino Marchesi (scomparso appena due giorni fa…) che subentrò a Roberto Clagluna. Cambio di registro che ebbe come risvolti la nona piazza in campionato ma soprattutto l’approdo alle semifinali di Coppa Italia fallendo l’accesso alla finale non per suoi demeriti ma perché (dopo l’1-1 colto nell’andata a Genova contro la Sampdoria) nel ritorno sul risultato di 2-1 in suo favore la partita fu sospesa nel corso del primo tempo supplementare a causa del lancio di un oggetto che ferì l’arbitro Giancarlo Redini decretandone lo 0-2 a tavolino. A scatenare l’ira dei tifosi lariani fu un calcio di rigore concesso ai blucerchiati ma mai battuto. Episodio che chiuse amaramente il bel percorso in coppa di quel Como che nel suo cammino verso le semifinali si era tolto il lusso di far fuori (agli ottavi di finale) la Juventus battendola 1-0 al Sinigaglia (rete di Corneliusson) e bloccandola sull’1-1 al Comunale. A guidare quella Juventus era Giovanni Trapattoni che l’anno venturo avrebbe lasciato la panca proprio a Rino Marchesi. Ai quarti di finale centrò un’altra impresa facendo fuori i Campioni d’Italia in carica (l’Hellas Verona).
Nella coppa nazionale, quella contro l’Inter non è una prima in assoluto sono, infatti, nove i precedenti. L’ultimo nel 1991-92 negli ottavi di finale. L’andata a Milano finì 2-2 (fece tutto il Como con due autoreti a spianare la strada all’Inter ripresa da Pedone e Mazzoleni). Nel ritorno al Sinigaglia fu l’Inter ad avere la meglio con le reti di Berti e Klinsmann e con i lariani che accorciarono nel finale con un calcio di rigore di Mirabelli. L’atmosfera che si respira a Como a poche ore dal fischio d’inizio della partita d’andata è già elettrizzante e tutta la città si stringe attorno alla sua piccola squadra che oggi battaglia tra le grandi.
Non resta quindi che aspettare l’ingresso in campo delle due squadre sul prato verde dello storico impianto dei lariani (il Sinigaglia) piantato lì da quasi 100 anni (a volerlo fu regime fascista) con la certezza che questo Como che Cesc Fàbregas sta modellando alla perfezione è già entrato nella storia. Se poi (in attesa della partita di ritorno al Giuseppe Meazza del prossimo 22 aprile) dovesse staccare il biglietto per la finale andrebbe oltre ma per farlo dovrà superare non una squadra qualunque ma la squadra più forte d’Italia.


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