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Thomas Hemy fu tra i primi a rappresentare su tela una partita di calcio. Il suo The Corner Kick (1895) offre una visione realistica di uno sport ancora agli albori, ma destinato a diventare uno dei più seguiti al mondo. Nel tempo, artisti e scrittori hanno cercato, in svariate forme, di immortalare e raccontare le emozioni che suscita. Per Pier Paolo Pasolini, il calcio è un vero e proprio linguaggio, fatto di “poeti” e “prosatori”, ma la creatività dei giocatori spesso supera i confini del campo.
Per Ernest Wojcik, il rettangolo di gioco rappresenta il luogo della sua massima espressione, ma accanto a esso vive anche la passione per l’arte, attraverso cui emerge il suo lato più sensibile.
Di origini polacche, cresce in Italia in una famiglia dove lo sport è di casa. Pallamano per la madre, basket per le sorelle, mentre lui, fin da piccolo, sviluppa un legame profondo con il pallone. Inizia a muovere i primi passi nella scuola calcio di Sant’Antonio al Centro Reggio Junior e dopo tre anni arriva una delle esperienze più significative della sua vita: l’approdo nelle giovanili della Reggina. Qui, nel pieno del professionismo e dell’entusiasmo della Serie B, respira un’atmosfera unica che lo forma sia mentalmente sia professionalmente:
“Nonostante fossimo piccoli, riuscivamo a percepire che quello che stavamo vivendo era qualcosa di grande. Ricordo tutte le trasferte, i tornei estivi e continuo a portare con me ogni insegnamento appreso. Ancora oggi mi piace tornare in Curva Sud a fare il tifo, perché la Reggina mi è rimasta nel cuore. E chissà che un giorno non riesca a tornarci… ”
Chi vive di questo sport sa che non esistono percorsi lineari e il suo ne è la dimostrazione. Tra alti e bassi, cresce e si adatta anche in campo, dimostrando grande determinazione e versatilità. Nato attaccante, diventa presto un punto di riferimento di ogni reparto difensivo, alternandosi tra centrale e terzino. Passo dopo passo brucia le tappe, fino a vivere, da under, il salto di categoria in Eccellenza:
“Dopo l’esperienza in amaranto, ho conosciuto il mister Enzo Bevacqua che in un periodo di incertezze mi ha fatto tornare la voglia di giocare. Al Bocale ha avuto l’intuizione di cambiarmi ruolo facendomi diventare difensore centrale ed è stata una vera svolta. Lì ho giocato prima negli Allievi e poi nella Juniores. A diciassette anni è arrivata la chiamata in prima squadra e due anni dopo ho indossato anche la fascia da capitano.”
Nel 2021 disputa con la ReggioMediterranea il mini campionato di Eccellenza. L’anno successivo, tra diverse difficoltà, decide di lasciare tutto e ricominciare. L’immagine resta sempre la stessa: un ragazzo con un pallone tra i piedi e una macchina fotografica in mano, pronto a inseguire una nuova avventura. Gli ostacoli non mancano, tra porte chiuse e tanti “no”, ma Ernest li affronta con la solita determinazione:
“Nel febbraio del 2022 sono andato a Vienna, dove vive mio padre. Ho preso uno zaino e un foglio con i nomi di diverse squadre, poi ho girato tutta la città in metro, chiedendo a chiunque la possibilità di allenarmi con loro, senza chiedere nulla dal punto di vista economico: volevo soltanto giocare a calcio. Purtroppo, per questioni extracalcistiche, non è stato possibile. I no ovviamente fanno parte della vita e a volte bisogna fare un passo indietro per poterne fare due avanti. La cosa importante è non mollare mai perché non voglio avere rimpianti.”
Una grande opportunità arriva in Trentino-Alto Adige con il Dro Cavedine in Promozione. Qui, tra ventidue presenze e un gol, contribuisce a una vittoria emozionante conquistata all’ultima giornata e valevole per il salto di categoria. L’anno successivo si trasferisce in Sardegna, dove vive un’altra intensa avventura, ritagliandosi un posto speciale nel cuore dei tifosi:
“A Carbonia ho giocato in Eccellenza e ricordo quel periodo con molto piacere perché mi hanno accolto nel migliore dei modi. Si era instaurato un ottimo rapporto anche con i tifosi e avevano persino ideato un coro personalizzato per me. Tutto iniziò un giorno, quando non fui convocato per un piccolo infortunio, ma decisi comunque di seguirli in trasferta: 400 km tra andata e ritorno. Da quel momento il legame con loro è diventato speciale.”
Dopo un’ultima esperienza a Ghilarza, che chiude il capitolo sardo, rientra in Calabria per stare vicino alla sua famiglia. Dopo qualche mese di stop, la scorsa estate approda alla Pro Pellaro che non si lascia sfuggire il suo talento:
"Mi sono trovato subito bene con tutto il gruppo. C’è tanto entusiasmo e lavoriamo con grande impegno ogni settimana. Il mister prepara le partite con cura, sia dal punto di vista tattico che mentale. Abbiamo anche una statistica importante, ossia che segniamo nei minuti finali dimostrando che non molliamo mai. Questo è possibile anche grazie allo staff che ci aiuta a mantenere ritmi elevati per tutti i novanta minuti. L’obiettivo adesso sono i play-off, anche perché, dopo aver vinto due campionati di Promozione, vorrei conquistare la terza vittoria.”
Quando il pallone non è tra i suoi piedi, Ernest ama immergersi nell’arte, e quello stesso sguardo sognante lo accompagna anche quando pensa al calcio:
“Quando studiavo arte a scuola, c’era qualcosa che mi attirava. Poi ho iniziato a viaggiare e alcuni posti mi hanno davvero incantato. A Milano mi sono ritrovato in una chiesa che mi ha commosso per la sua bellezza: un’emozione difficile da spiegare. Mi piace riprendere questi luoghi, condividerli e mostrare ciò che per me sembra quasi irraggiungibile. Nel calcio, poi, ognuno ha la propria arte e unicità: uno incanta con i dribbling, un altro è perfetto nei passaggi millimetrici, il difensore svetta in aria e il portiere vola tra i pali.”
E se qualcuno potesse dipingere il suo attimo più bello in campo, risponde così:
“Per me il momento più bello da far immortalare è quello che deve ancora arrivare.”





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