
Il campo sorride alla Palmese, che con il successo nel derby conquista la salvezza. Ma la soddisfazione dura poco: il club neroverde rompe gli indugi e denuncia pubblicamente una gestione ritenuta inadeguata, tra stadio ridimensionato e mancanza di risposte concrete. Di seguito lo sfogo della società neroverde:
𝘽𝙪𝙤𝙣𝙜𝙞𝙤𝙧𝙣𝙤 𝙖 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞, 𝙩𝙞𝙛𝙤𝙨𝙞 𝙚 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖𝙙𝙞𝙣𝙞.
Il derby vinto ci consegna con merito la salvezza della U.S Palmese 1912.
Un risultato costruito con sacrifici enormi, nonostante una stagione che, fuori dal campo, è stata pesantemente condizionata da ostacoli che nulla hanno a che vedere con il calcio giocato.
Da novembre il nostro stadio è stato di fatto reso inutilizzabile nella sua piena capienza, passando da circa 1500 posti a meno di 100. Una decisione che ha prodotto oltre ad un danno economico gravissimo, anche una mortificazione per una società storica come la Palmese e ha privato un’intera comunità della possibilità di vivere lo sport come Palmi merita e si vanta.
E su tutto questo, l’amministrazione comunale ha scelto la strada peggiore: quella del silenzio, dei rinvii e dell’assenza di responsabilità.
Noi non facciamo più finta di niente.
Per mesi e mesi abbiamo chiesto risposte, chiarezza, soluzioni che non sono mai arrivate.
In compenso, siamo stati convocati in Prefettura e indicati come esempio negativo. Una figuraccia istituzionale per la nostra società e per la nostra città che qualcuno dovrebbe avere il coraggio di spiegare ai cittadini.
Oggi non servono né giustificazioni tardive nè fare scaricabarile.
Ci siamo stancati.
Perché mentre qualcuno perde tempo, la Palmese perde risorse, credibilità e non riesce a programmare il proprio futuro.
Perché non si tratta solo della prima squadra. Si tratta di decine di ragazzi, di famiglie, di un settore giovanile che con orgoglio indossa la casacca neroverde ma che rischia di essere smantellato pezzo dopo pezzo nell’indifferenza generale.
Noi il campionato lo finiremo.
Lo abbiamo sempre fatto, con sacrifici e serietà.
Ma non accetteremo più questa situazione in silenzio.
Senza garanzie immediate sull’impianto sportivo, questa città si troverà davanti a una responsabilità enorme: quella di aver lasciato morire, lentamente, una delle sue realtà storicamente più rappresentative. E qualcuno che la amministra, o si ripropone di amministrarla, ci deve delle risposte.
E un’ultima cosa sia chiara.
Quando arriverà il momento di chiedere consenso, di farsi vedere allo stadio, di parlare di sport e di comunità, qualcuno dovrebbe ricordarsi di questi mesi.
Perché la Palmese non dimentica. E questa città nemmeno.









