
L’1-0 inferto dalla Palmese alla Gioiese ha sentenziato la matematica salvezza dei neroverdi e la matematica retrocessione dei viola. Al di là degli aspetti sportivi, quel che ha parecchio deluso è aver visto il Giuseppe Lopresti (come accade ormai da mesi…) senza l’indispensabile calore del pubblico che il “derby della Piana” avrebbe meritato (lo scorso anno si era in 1.500…). Calore del pubblico che in parte non è comunque mancato grazie al rumoroso e colorato apporto dei gruppi organizzati della tifoseria neroverde sistematisi alla meglio in uno sperduto angolino che dà sul monte Sant’Elia.
La questione campo sportivo della ridente Palmi è un qualcosa che divide da tempo visto che da un lato c’è chi lo vorrebbe abbattere mentre dall’altro c’è chi lo vorrebbe preservare. Premesso che è un impianto datato (è stato aperto nell’ottobre del 1932 e solo in epoca recente è stato dotato di qualche intervento strutturale con la posa del manto in erba sintetica), una cosa è certa, il campo sportivo Giuseppe Lopresti (anzi il Leggendario campo sportivo Giuseppe Lopresti) è storia che ha dato lustro alla Palmi calcistica in ogni epoca e in quanto tale andrebbe preservato attuando gli indispensabili interventi a renderlo moderno e funzionale riqualificando nel contempo le zone adiacenti (il prossimo inquilino di Palazzo San Nicola sarà chiamato a dare risposte anche in tal senso). Per farlo basta, quindi, solo volerlo e chi lo vorrà adeguare ridarà vita a un campo sportivo che vuol continuare a scrivere altre belle pagine di calcio assieme ai gloriosi colori neroverdi (quest’anno fin troppo bistrattati) con sullo sfondo (ed è questo il vero fiore all’occhiello che solo i campi di vecchia concezione hanno…) quel sano e bel romanticismo.


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