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Reggina-Paternò, le pagelle amaranto a freddo

2026-04-20 08:37

Paolo Messina

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Reggina-Paternò, le pagelle amaranto a freddo

Barillà e Di Grazia alzano il livello

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Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Forse, meglio evitare di fare questo giochetto anche perché si fatica a capire dove sia il bicchiere e con cosa bisognerebbe riempirlo. Con una prestazione scialba e deludente? Con gli illusori tre punti che regalano un briciolo di speranza promozione? Con i fischi dei tifosi? Smettiamola con gli interrogativi e andiamo dritto al punto: la Reggina vince e non convince contro l’ultima in classifica, resta appesa a un filo ma con poche dita di una mano sudate e scivolose. Battuto il Paternò 2-0, questa la notizia positiva. Prestazione e clima, queste le notizie negative.

 

L’analisi della partita, a caldo come a freddo, è semplice quanto deprimente. La Reggina ha sofferto esageratamente contro il fanalino di coda del girone I di Serie D. Qualche merito va dato ad un Paternò non arrendevole, che è stato schierato in campo con sapienza tattica e robustezza, pur alla luce delle evidenti limitazioni offensive e di tenuta con il passare dei minuti. Poi vengono gli amaranto, apparsi sulle gambe, lenti, macchinosi, con zero movimenti utili senza palla e soprattutto scarichi e provati mentalmente. Questa squadra è crollata nella gestione psicofisica di una stagione e di una dinamica di gruppo che, evidentemente, non ha funzionato. I motivi scatenanti sono da ritrovare all’interno e dalla nostra prospettiva esterna è difficile arrivarci. Il campo dimostra che i calciatori hanno qualità, ma si perdono perché assenti di testa. Il calcio – come diceva un signore chiamato Johan Cruijff - si gioca prima con la testa, i piedi vengono dopo. È bastata una mentalità differente, quella di Barillà su tutti, a cambiare rapidamente le carte in tavola e ad innescare il doppio decisivo vantaggio. Peccato, forse, sia eccessivamente troppo tardi per le sorti di una sciagurata stagione passata al ribasso tra i dilettanti.

 

Le pagelle

 

Lagonigro 6.5: Ci mette due pezze grandi quanto una casa davanti a degli erroraccci della sua difesa: prima una parata ad alzare sulla traversa un gol fatto, poi uscendo al momento giusto davanti a Fernandino involato verso la rete. Probabilmente non si aspettava così tanti sforzi contro l’ultima in classifica, ma non si fa di certo sorprendere.

 

Giuliodori 5.5: Prestazione impalpabile, senza nessun tipo di squillo offensivo e con poca attività in fase difensiva. Solo qualche pallone mal calibrato agli indirizzi dei compagni a rendere il tutto più vicino all’insufficienza. Dal 30’ st Desiato sv.

 

R. Girasole 5: Qualche fallo di troppo e un nervosismo eccessivo, ma a pesare di più è il clamoroso errore in uscita sul portare di palla in associazione col fratello. Frittata che poteva costare carissimo, se non fosse per Lagonigro e per la poca lucidità dell’attacco siciliano.

 

D. Girasole 5: Tende eccessivamente a staccarsi dalla linea difensiva per contrastare gli avversari a centrocampo. Gioca quindi sul rischio di aprire buchi, come succede in coppia con Rosario quando si spalanca una clamorosa voragine non sfruttata dal Paternò. Maggiore attenzione e meno intraprendenza sarebbero state armi convenienti in situazioni in cui strafare non era necessario.

 

Distratto 5: Apparso fin troppo sulle gambe, statico e lezioso. Perde un  bruttissimo pallone al quarto d’ora davanti alla propria area di rigore che, per poco, costava lo svantaggio. Abbozza qualche sgroppata in avanti, pur senza successo, ed è fin troppo impreciso tecnicamente nel servire i compagni anche nello stretto. Dal 38’ st Porcino sv.

 

Salandria 5: Più mediano o più regista? Nel dubbio non eccelle in nessun ruolo. Davanti alla difesa arriva spesso troppo tardi a contrasto e in fase d’impostazione, tranne una sporadica verticalizzazione che fa pensare a qualcosa che non è, si limita al compitino quando ci sarebbe da velocizzare la manovra.

 

Fofana 5: Tempo fa si diceva che la sua presenza era invisibile ma fondamentale per mantenere equilibrio. Adesso invece appare invisibile perché poco incide e poco determina in entrambi le fasi. Troppo spesso estraniato rispetto all’andamento della gara, diventa un peso anziché un fattore positivo.

 

Edera 4.5: Si intestardisce ogni qualvolta riceve palla, puntando in solitaria verso la porta. Manca al tiro quando dovrebbe, manca l’ultimo decisivo passaggio quando ne avrebbe la possibilità. La sua partita dura un tempo per evidenti motivi, anche se non sarebbe il solo da sostituire a metà gara. Dal 45’ Di Grazia 6.5: Trova il gol da opportunista in area di rigore, ma è la sua effervescenza a far sterzare la squadra. Diversi cross interessanti e zero paura nel farsi dare palla al piede. Il suo ingresso in campo si rivela fondamentale per sbloccare la gara.

 

Ragusa 5: Mezzo voto in positivo, ma forse anche qualcosina in più, lo diamo per la freddezza in occasione del rigore che calcia spiazzando il portiere. Per il resto è lento, macchinoso e fuori tempo. Si allunga troppo il pallone a campo aperto e ne perde fin troppi al limite dell’area per scelte sbagliate e poco altruiste. Dal 36’ st. Chirico sv.

 

Palumbo 5: Sulla fascia, anziché da trequartista come da schieramento iniziale, è potenzialmente pericoloso con qualche cross insidioso e delle percussioni che potrebbero trasformarsi in palle gol se non fosse altro che non sia mai riuscito a dialogare con i compagni. Dal 16’ st. Barillà 6.5: Entra infondere  pian piano nuovo vigore alla squadra. Un colpo di testa a sfiorare la traversa e tanto movimento a rendere più imprevedibile e pericolosa la manovra offensiva. La sua grinta spicca in una situazione dove il morale è sotto i tacchi e ne diventa fattore decisivo per la vittoria.

 

Ferraro 5: Si abbassa per giocare a centrocampo, ma sbaglia la misura di ogni passaggio. Si ritrova anche in fascia per crossare, quando dovrebbe essere in area a raccoglierli i cross. Sempre al posto sbagliato al momento sbagliato, insomma, ma la sensazione è che sia tutto frutto dell’insoddisfazione per un gioco di squadra che non lo premia. Due tiri da azione solitaria nella ripresa, conclusi con un nulla di fatto. In poche parole: lui si sbatte, ma non trova gloria.

 

All. Torrisi 6: Corre presto ai ripari dopo un assetto iniziale rivedibile. Palumbo subito spostato da trequartista al più congeniale ruolo di ala, con Ragusa sulla trequarti. Nell’intervallo mette dentro Di Grazia e poco anche Barillà, dimostrando di aver letto bene la gara. Il suo grande tallone di Achille, legato più che altro a un trequartista vero mai trovato, incide sempre in negativo ma in un modo o nell’altro – stavolta – arriva alla vittoria e ora come ora conta solo questo nel difficile scenario promozione.

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