
Aggiudicandosi la 10a Coppa Italia della sua storia, grazie al 2-0 rifilato alla Lazio nella finale andata in scena allo stadio Olimpico di Roma mercoledì 13 maggio 2026, l’Inter di Cristian Chivu centra il double nazionale (accoppiata Scudetto/Coppa Italia) arricchendo ulteriormente un palmarès che in 118 anni di storia l’ha vista mettere insieme 48 allori. Dei dieci trionfi nella coppa nazionale (battezzata nel 1922 il primo a vincerla fu il Vado) ben nove li ha centrati nella capitale avendo come palcoscenico otto volte lo stadio Olimpico e una volta lo stadio Nazionale (dal 1927 al 1945 stadio del Partito Nazionale Fascista) sede della finale giocatasi il 18 maggio 1939.
A dare all’Inter (all’epoca Ambrosiana Inter) la gioia del primo trionfo fu l’undici guidato da Tony Cargnelli che al cospetto del sorprendente Novara di Angelo Mattea (i piemontesi, autentica rivelazione del torneo, avevano eliminato nelle semifinali i cugini rossoneri) scese in campo con: Sain, Buonocore, Setti, Locatelli, Olmi, Campatelli, Frossi, Demaria, Guarnieri, Meazza, Ferraris. A segnare le tre reti che mandarono in archivio il 2-1 in favore dei bauscia furono Ferraris e Frossi nel primo tempo e Romano nel corso di un secondo tempo che vide salire in cattedra Sain i cui pregevoli interventi spensero le velleità di un Novara che avrebbe chiuso in inferiorità numerica (nell’ultimo quarto d’ora l’arbitro Dattilo espulse Mornese).
All’edizione della Coppa Italia che, dopo i trionfi di Vado, Torino, Genova e Juventus, proclamò campione l’Ambrosiana Inter parteciparono 142 squadre, alcune per la prima volta. Tra le debuttanti c’erano le calabresi Juventus Siderno e Palmese di Palmi Calabro. Palmese nelle cui fila (anni prima) militò uno degli undici sceso in campo nella finale, il difensore campano Carmelo Buonocore che vestì neroazzurro dal 1936 al 1943.



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