
Il calcio dilettantistico della nostra regione vive di storie, di passioni e soprattutto, di giovani. Quella che vi raccontiamo oggi è la parabola perfetta di una stagione intensa, vissuta costantemente sul filo del rasoio e divisa tra le dure battaglie per la salvezza in Eccellenza con la prima squadra della Gioiese e la straordinaria, memorabile cavalcata con la Juniores, culminata con il titolo di Campioni Regionali e l'onore di rappresentare la Calabria a livello nazionale. Ai nostri microfoni si racconta a cuore aperto Stefano D'Agostino, capitano e trascinatore della formazione Under 19 viola, classe 2006. Il giovane talento traccia un bilancio tra grandissime emozioni, qualche inevitabile rammarico e una dedica speciale che va dritto al cielo.
Stefano, partiamo da questa annata pazzesca. Protagonista in Eccellenza con la prima squadra della Gioiese e, per non farsi mancare nulla, Campione Regionale con la Juniores. Se ti guardi indietro, sognavi un 2025/2026 così?
«Se devo essere del tutto sincero, è stata un’annata davvero pazzesca e incredibilmente intensa. C’è indubbiamente un forte rammarico per non aver centrato la salvezza con la prima squadra in Eccellenza, che era il mio grande obiettivo quando ho firmato all'inizio del campionato. Purtroppo abbiamo affrontato tantissime vicissitudini e problemi societari complessi, soprattutto a dicembre quando molti compagni della prima squadra sono andati via. Però ci tengo a dire a gran voce che abbiamo lottato con dignità fino all'ultimo giorno per onorare questa maglia così gloriosa. A livello personale sono comunque molto soddisfatto del mio contributo: ho segnato 4 gol in Eccellenza, compresa la mia prima doppietta in questa categoria nell'ultima vittoria per 4-1 contro il Bocale. Se a questo aggiungiamo lo straordinario e vincente percorso con la Juniores, posso dire che è stata una stagione che mi terrò stretta nel cuore per sempre».
Vincere un titolo regionale con i tuoi coetanei ha un sapore speciale. Qual è stato il segreto di quel gruppo Juniores e che emozione si prova ad alzare quella coppa da campioni in carica della Calabria?
«La Juniores è stata a tutti gli effetti la nostra “isola felice”, in particolare per noi Under che ruotavamo costantemente in prima squadra. Il segreto assoluto è stato la forza del gruppo: a inizio anno nessuno credeva in noi, ci consideravano una squadra del tutto normale e senza grosse pretese, ma sul campo abbiamo dimostrato a tutti di essere fortissimi. A dicembre eravamo in forma decimata, e la società è stata brava a completare l'organico integrando diversi ragazzi degli Allievi classe 2010. Noi più grandi, specialmente i ragazzi del 2005 e i 2006, abbiamo fatto da chioccia guidandoli nel modo giusto. Abbiamo vinto il girone battendo 4-0 il Rosarno all'ultima giornata, poi nella fase regionale abbiamo letteralmente superato squadre del calibro del Cittanova, Pro Pellaro e Kratos Bisignano, fino al trionfo in finale col Bocale ottenuto stringendo i denti in inferiorità numerica. Da capitano, alzare quella Coppa Regionale al cielo al mio ultimo anno di settore giovanile è stata un’emozione che non si può minimamente descrivere a parole».
«È stato un orgoglio immenso poter portare i colori della Calabria fuori regione dopo questo splendido cammino. Abbiamo affrontato il Bagheria a viso aperto e senza alcuna paura. All'andata a Gioia Tauro abbiamo conquistato un gran 3-3 e in quell'occasione ho firmato una delle reti. Al ritorno in casa loro purtroppo abbiamo perso 5-2, ma usciamo dalla competizione a testa altissima. In quella partita ho messo a segno un'altra doppietta e devo dire che il mio secondo gol è stato senza dubbio uno dei più belli che io abbia mai fatto in vita mia, una vera perla. Nonostante l'eliminazione contro il Bagheria, abbiamo dimostrato tutto il nostro valore facendo davvero una grande figura».
Passare dal clima della Juniores alle battaglie calcistiche del campionato di Eccellenza non è da tutti. Quanto ti ha aiutato confrontarti ogni domenica con difensori esperti e piazze calde per la tua crescita?
«Moltissimo, mi ha formato in modo incredibile. Giocare contro "i grandi" ti costringe a crescere in fretta, a capire subito i ritmi di gioco e a reggere l'urto fisico contro difensori esperti. In questo percorso devo ringraziare profondamente tutti i compagni della prima squadra: mi sono sempre stati vicini e abbiamo formato uno spogliatoio unito e d'acciaio nonostante le forti difficoltà societarie. E poi un grazie immenso va ai tre mister che si sono alternati quest'anno sulla panchina: tre grandissimi professionisti che mi hanno sempre tenuto in forte considerazione, dandomi fiducia e valorizzandomi ogni domenica sul campo».
Essere un classe 2006 e vestire una maglia storica e pesante come quella della Gioiese richiede personalità. Come hai gestito la pressione di una tifoseria così calorosa ed esigente?
«Gioia Tauro è una piazza fantastica, un posto bellissimo dove fare calcio e dove respiri l'amore per la squadra ad ogni angolo. La pressione c'è, è innegabile, perché la tifoseria è giustamente esigente e la maglia è pesante, ma gli ultras e l'intera città non ci hanno mai fatto mancare il loro calore e la loro vicinanza, anche nei momenti più bui di questa stagione. La società, pur con tutte le oggettive difficoltà dell'annata, è stata sempre presente. Per me è stata la prima vera esperienza in cui ho potuto dimostrare pienamente quanto valgo e sarò sempre grato a questa piazza».
Per chi ancora non ti conosce bene dal punto di vista tecnico: qual è il tuo ruolo preferito in campo e quali sono le tue caratteristiche principali?
«Il mio ruolo preferito, dove mi esprimo al meglio, è sicuramente l'esterno d'attacco partendo da sinistra. Mi piace tantissimo accentrarmi, entrare dentro il campo per puntare la porta e creare imprevedibilità e pericolosità negli ultimi metri. Posso dire chiaramente che vivo per il gol. Se devo indicare la mia caratteristica principale, dico senza dubbi il saltare l'uomo. È una dote su cui lavoro tantissimo e che cerco di affinare fin da quando ero bambino. Ad oggi credo sia proprio il mio punto di forza maggiore: puntare l'avversario nell'uno contro uno diretto per creare superiorità numerica».
Facciamo un piccolo passo indietro: dove e come è iniziata la tua avventura nel mondo del calcio?
«La mia avventura è iniziata a Cittanova, la squadra del mio paese natale. Lì ho tirato i primi calci al pallone, ho fatto tutto il percorso fondamentale nel settore giovanile e vi ho militato fino alla scorsa stagione calcistica. Devo ringraziare tantissimo la società del Cittanova per come mi ha cresciuto e formato sia sotto l'aspetto umano che come calciatore. Da cittanovese, spero con tutto il cuore di rivedere presto la squadra nelle categorie superiori che merita storicamente per blasone e tradizione».
Dopo aver vinto il titolo regionale Juniores e aver dimostrato il tuo valore in Eccellenza, gli occhi degli addetti ai lavori sono inevitabilmente su di te. Dal prossimo anno non sarai più un calciatore "Under": quali sono i tuoi obiettivi personali per il futuro prossimo?
«Sì, dal prossimo anno finisce ufficialmente il periodo da "Under" e inizierà il percorso nel calcio dei grandi a tutti gli effetti. Il mio obiettivo primario è continuare a dimostrare il mio valore in queste categorie importanti anche senza la "protezione" della regola dei giovani. Sicuramente mi piacerebbe fare un salto di qualità professionale, ma in questo preciso momento preferisco far passare un po' di tempo, staccare la spina dopo un'annata così dispendiosa e schiarirmi le idee. Sono sicuro che qualsiasi scelta farò per il mio futuro sarà quella giusta per me, guidato sempre dall'immensa felicità che questo sport mi regala ogni volta che allaccio gli scarpini».
Per chiudere, a chi dedichi le grandi soddisfazioni di questa annata straordinaria che ti ha visto trionfare in Calabria?
«Ci tengo innanzitutto a fare un ringraziamento speciale a te, Giro, a Umberto e a tutta la redazione di RC Sport per avermi dato questa splendida opportunità di raccontarmi ed esprimere i miei pensieri attraverso le vostre pagine. La dedica più grande in assoluto va alla mia famiglia, che mi è sempre stata vicina in ogni momento, supportandomi nelle scelte e non facendomi mancare mai nulla. Ma la dedica più profonda, intima ed emozionante è per mio padre. È stato proprio lui a trasmettermi questo amore viscerale e totale per il calcio, fin da quando ero piccolissimo e guardavamo insieme le partite in televisione sul divano. Oggi lui purtroppo non è più qui fisicamente, ma so che mi guarda e mi sostiene sempre da lassù, ed è a lui che dedico ogni singolo traguardo, ogni sacrificio e ogni gol della mia vita».
La chiacchierata con Stefano D'Agostino ci restituisce l'istantanea di un calciatore d'altri tempi per maturità e valori, ma assolutamente moderno per caratteristiche tecniche e fisiche. In un calcio che spesso dimentica l'importanza del lavoro nei settori giovanili, la sua crescita tra Cittanova e Gioia Tauro rappresenta la dimostrazione lampante che il talento, se supportato da umiltà e cultura del lavoro, emerge sempre, anche di fronte alle tempeste societarie più dure. Ora per Stefano D'Agostino si aprono le porte del mercato dei "Grandi", dove lo status di Under non sarà più uno scudo. Ma siamo certi che, con quel dribbling e quella dedizione che guarda al cielo, il suo viaggio nel grande calcio sia appena iniziato.






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