
La stagione 2025-2026 è bella che andata e la Reggina aspetta inesorabilmente di capire non quale sarà il proprio futuro, bensì il come si potrà costruire quel futuro che oggi appare solo e soltanto incerto. Serve programmazione, chiarezza e basi solide. Tre principi che chiede a gran voce la piazza di Reggio e che risultano imprescindibili per spezzare la spirale del dilettantismo che attanaglia gli amaranto dal 2023. Cosa c'è invece? Voci di corridoio, gruppo squadra non delineato e società - forse - in bilico.
I presupposti che hanno aperto il post-stagione sono, inevitabilmente, i peggiori. Parlare di vacanze, tempo di riflessione o qualsivoglia pausa per poi ripartire è inutile, controproducente e dannoso. Una Reggina incapace per tre stagioni di fila di tirarsi fuori dalla Serie D avrebbe già dovuto iniziare a gettare le basi della prossima annata il giorno dopo la disfatta playoff con la Nissa. E invece? Si è rimasti a guardare nella speranza di non si sa bene cosa o chi. L'emblema di tutto ciò è il buon mister Torrisi, fermo in attesa di conoscere sviluppi societari e soprattutto se e come continuerà a guidare gli amaranto. Bisognerebbe dargli prospettive, a lui come all'intera Reggio, ma ciò non accade. Lato club regna il silenzio e - in tempi normali - sarebbe anche giustificabile. Ma far capire, in un modo o nell'altro, di star lavorando per strutturare una Reggina forte e concreta sarebbe stata cosa buona e giusta. Cosa abbiamo invece? Un susseguirsi di voci che qui nelle nostre pagine difficilmente troverete. La possibile cordata americana con rappresentante il presidente del Campobasso Matt Rizzetta scalderà anche le discussioni ma trova poco nel concreto. Tra speculazioni, chiacchiere e anche uscite ufficiali a non smentire e nemmeno a confermare, chiunque può ipotizzare che sottotraccia si stia lavorando al cambio di proprietà. Ma, allo stesso modo, chiunque può ipotizzare che si tratti di un marasma di parole senza alcun fatto.
La domanda generale che ci fa venire al succo del discorso, si spera, mette d'accordo tutti: ma che sarà di questa Reggina? E da qui scendono a pioggia altri innumerevoli interrogativi che già vanno a ledere la programmazione, sì proprio lei, per la prossima stagione. E scusate la ripetizione. Domande del tipo: ma l'allenatore? E ancora: i contratti dei giocatori? I prestiti? Gli acquisti? Certo, per fare calciomercato c'è molto tempo con ancora tutta un'estate davanti e farlo senza certezze societarie è impossibile. Ad oggi, però, l'organico della Reggina appare scarno causa fine contratti di parte della rosa. Ma allora da quali certezze di uomini ripartirà la vecchia o la nuova dirigenza? Andiamo per ipotesi, anzi per ovvietà calcistiche, e ci fermiamo su una parola, anzi un cognome: Girasole. I fratelli, Rosario e Domenico. È da loro che si deve ripartire. E non perchè hanno un contratto in essere, o almeno non soltanto. Ma soprattutto perchè loro ci hanno creduto fino all'ultimo, si sono sbattuti, lacerati, hanno dato il massimo e anche di più per la Reggina. Oltre l'atteggiamento, poi, si sono dimostrati all'altezza di un obiettivo che ad altri spaventa o semplicemente non è alla loro portata. Qualità calcistiche oggettivamente di spessore per i Girasole, caratteristiche da prendere e applicare in ogni settore degli amaranto, dalla dirigenza alla squadra e così via. Che sia l'attuale proprietà o una nuova poco importa, serve il modello Girasole per cancellare l'attesa e scrivere il futuro.









