
Il sogno di tutti i tifosi della Reggina non parla americano, nè tantomeno italiano o chissà come. Non parla affatto perchè non si tratta di una lingua, ma è solo un colore a dare significato ai sogni ed è ovviamente l'amaranto. Reggio Calabria ha fame di grande calcio fin da quando il grande calcio l'ha lasciato nel 2009, figuriamoci adesso che - due fallimenti dopo - è inesorabilmente impantanata nelle sabbie mobili della Serie D. Eppure bastano settimane di indiscrezioni, voci, conferme e significativo silenzio lato club ad accendere l'entusiasmo. Basta un sogno americano e sembra già tutta un'altra storia. Da Ballarino a Rizzetta, prima o poi qualcosa di ufficiale arriverà. Eppure già si sogna, parola che abbiamo usato fin troppe volte in poche righe ma che sarà destinata a diventare la più gettonata dell'estate.
Chiariamolo subito, per il bene della Reggina il cambio di proprietà dovrà risolversi non più tardi di fine giugno, qualunque esso sia. E non parliamo di firme preliminari o quant'altro, al termine del mese in corso servirà già una dirigenza fatta e finita operante nella costruzione della nuova rosa. Chiedere troppo? Non di sicuro per le cose di campo, che dopo tutto è ciò che conta davvero. Se effettivamente saranno gli americani a guidare il futuro amaranto, la Reggina dovrà formarsi velocemente e con ampi investimenti volti a costruire già adesso una squadra di livello superiore. Solo così si garantirebbe un campionato al vertice votato al dominio, pur considerando sempre che si tratta di pallone e non di affari. Ecco perchè gli affari, intesi come trattative per il cambio di proprietà, non dovranno protrarsi all'infinito. Che Rizzetta e il gruppo di investitori da lui rappresentato siano pronti a mettersi all'opera lo sanno anche i muri. Che Ballarino non possa continuare a lavorare nel clima che si è creato, anch'essa, è cosa risaputa. Cosa si aspetta, allora, a fare un passo in avanti per il bene della Reggina?
Lungi dall'inseguire indiscrezioni e retrocessa, la nostra vocazione ci porta ad analizzare ciò che ci si aspetta da una nuova proprietà in chiave squisitamente calcistica. Rizzetta, o chi per lui che raccoglierà il testimone di Ballarino, dovrà innanzitutto presentare un progetto a medio-lungo termine. Del resto, fin dal primo fallimento del 2015, alla Reggina è sempre mancata una concreta e realistica progettualità ad ampio raggio. Dunque, non basterebbe un annuncio da “andiamo subito in Serie C e poi si vedrà”. Servirà raggiungere il professionismo quanto prima, ovviamente, ma essere già pronti a gettare le basi per starci ai livelli più alti senza rischi e senza traballare costantemente è altrettanto, se non più, importante. Ecco, allora, che la presentazione di una visione seria sarà il primo passo della proprietà, per poi focalizzarsi sulla scelta di dirigenza e staff tecnico. Una volta sciolto il nodo con l'allenatore - per il quale al momento Torrisi è sotto contratto ma tutto è ipotizzabile - bisogna tuffarsi nel mercato con un primo grosso investimento economico, necessario a convincere quanti più giocatori di livello superiore a scendere in Serie D per formare una corazzata. A parole è facile, ma d'altronde questo serve a Reggio: passaggi semplici, codificati, ma soprattutto concreti e rivolti verso alte e durature ambizioni. Una descrizione che potrebbe essere affibbiata al sogno americano, ma con bandiera non a stelle e strisce bensì amaranto.


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