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Dall’Eufemiese al futuro: Domenico Napoli guarda avanti

2026-06-10 18:49

Redazione

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Dall’Eufemiese al futuro: Domenico Napoli guarda avanti

L'ex tecnico si dice: “Pronto per una nuova sfida in panchina”

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È stato uno dei principali artefici del ritorno del calcio a Sant’Eufemia, assumendosi la responsabilità della guida tecnica dell’Eufemiese e conducendo la squadra, nell’arco di due stagioni, dalla Terza alla Prima Categoria. Parliamo di Domenico Napoli, giovane tecnico che, dopo aver concluso il proprio percorso sulla panchina dell’Eufemiese, ha conseguito il patentino UEFA D e oggi si sente pronto ad affrontare nuove sfide professionali.

 

Quale bilancio puoi trarre dall’esperienza alla guida dell’Eufemiese?

Assolutamente positivo, non solo per i risultati meravigliosi ottenuti ma anche per l’esperienza che mi ha fatto crescere a livello umano. L’Eufemiese mi ha fatto conoscere un mestiere che non avrei mai pensato di poter fare a livello dilettantistico e quindi bilancio positivissimo

 

Quanto è stato emozionante contribuire al ritorno del calcio a Sant’Eufemia?

L’inizio è stato difficilissimo, era una cosa nuova e non era facile essere credibili visto che il calcio a Sant’Eufemia mancava da tantissimi anni. Eravamo in pochi e con pochissima esperienza a livello dirigenziale, è stata una bellissima sfida. Emozionante è stato quando alle partite era presente tantissima gente e soprattutto quando in qualsiasi angolo del paese si parlava di Eufemiese. È da queste cose, tralasciando i risultati arrivati dopo, che abbiamo capito di avercela fatta ed è stato esaltante

 

In due anni avete compiuto un doppio salto dalla Terza alla Prima Categoria. Qual è stato il segreto di questo percorso vincente?

Sembra una frase fatta, ma da noi il segreto di quegli anni è stato un gruppo unito in tutto e per tutto, non solo quando si doveva andare a cena, ma soprattutto quando c’era da unirsi in campo e dare tutto per la maglia. Si andava tutti verso un’unica direzione e qualsiasi cosa si diceva nello spogliatoio, rimaneva là, com’è giusto che sia. Anche negli anni di terza e seconda categoria ci sono stati dei momenti difficili, ma uniti ne siamo sempre usciti fuori, prendendoci ognuno le proprie responsabilità

 

Quale momento conservi con maggiore affetto della tua avventura in amaranto?

Il momento di maggiore affetto è stato nella finale playoff di terza categoria. Vedere 1000 persone in tribuna, incitare e soffrire per questa maglia è stato commovente. Lì ho visto l’affetto di un popolo intero che era vicino a noi

 

Quanto è stato importante conseguire il patentino UEFA D per il tuo percorso da allenatore?

Un’esperienza che porto nel cuore, perché ho fatto amicizia con tantissime persone del mondo del calcio che neanche conoscevo e per l’esperienza che ho acquisito da allenatore. Non ti nego che pensavo fosse il solito corso che ci avrebbe insegnato poco, invece posso dire che è stato tutto l’opposto di come mi aspettavo. Sono stati mesi bellissimi all’insegna del tanto divertimento e posso sicuramente dire che il Mister Baldoni mi ha insegnato tanto. È proprio vero, non si finisce mai di imparare


Quali sono gli insegnamenti più importanti che hai tratto da questa esperienza formativa?

Intanto ho capito ancora di più cosa significa gruppo, visto quel che si è creato con tutti gli altri corsisti. L’insegnamento più importante è forse quello che bisogna avere un po’ più di leadership e si deve far capire ai giocatori che non possono prendersi mano larga con noi allenatori

 

Come è cambiato il tuo modo di vedere e interpretare il calcio rispetto a quando hai iniziato ad allenare?

“Se prima guardavo il calcio come appassionato ora, dopo aver allenato, lo guardo come qualcosa che può darmi soddisfazioni anche a livello lavorativo. Ho imparato infatti che bisogna amare ciò che si fa ed io amo stare in panchina a guidare una squadra. 
Gli interpreti poi sono i giocatori, noi siamo i “registi”. Posso però dirti che quando la squadra gioca la partita che tu hai preparato in rifinitura è davvero gratificante”

 

Quali sono stati i motivi della chiusura del ciclo con l’Eufemiese?

Secondo me non c’è stato un motivo davvero valido, forse si sarebbe dovuto gestire tutti diversamente, ma non do colpe a nessuno in particolare. Diciamo che è stato un errore, per come è stata gestita la cosa, da parte di una dirigenza giovane che credo abbia imparato da quello che è successo con me

 

Che rapporto mantieni oggi con la società, i calciatori e i tifosi?

Con la società, non ti nego che un po’ il rapporto si è raffreddato ed è la cosa che più mi fa male visto che sono stato uno dei soci fondatori dell’ASD EUFEMIESE 2023. Ho provato una volta ad avvicinarmi, dopo un po’ di tempo sono stato richiamato da un dirigente per riavvicinarmi, ma non ho respirato un’aria positiva e quindi per non creare altri malumori ho continuato fino all’ultima giornata ad essere un semplice tifoso, soffrendo sicuramente per tutto ciò che era successo.
Con i calciatori ho un bellissimo rapporto. Li devo ringraziare uno ad uno, a partire da quelli che ci sono stati il primo anno fino a quelli che sono stati con me nell’ultimo mio allenamento di quest’anno. Se non fosse stato per loro, non avrei certo avuto questo successo come allenatore e quindi devo tanto a loro che hanno lottato e dato l’anima ogni volta che sono stati chiamati in causa. Anche con i tifosi ho un bellissimo rapporto e soprattutto bellissimi ricordi. Quello che ho fatto per la squadra del mio paese, l’ho fatto con il cuore e tutto il popolo ne è a conoscenza, per la maggior parte della gente ormai sono il “mister”, e quando  mi chiamano così sono davvero molto orgoglioso

 

Oggi ti senti pronto per nuove sfide: quale progetto ti convincerebbe ad accettare una nuova panchina?

Un progetto chiaro, sincero e trasparente dove ognuno ha un ruolo e deve rispettarlo con vero senso di dovere. Un progetto dove si fa calcio per passione e non per soldi, magari in una squadra che appartiene al paese e non solo ad imprenditori che lo fanno solo per interessi personali

 

Ci sono categorie o contesti particolari nei quali ti piacerebbe misurarti?

Senza alcun dubbio vorrei continuare quel che ho lasciato, vorrei continuare in prima categoria. Un campionato avvincente, bello e con tante belle piazze. Una cosa che mi piacerebbe pure fare è affiancare un allenatore di categoria superiore come eccellenza o promozione, mi regalerebbe ancora più esperienza. Non mi voglio fermare proprio ora, sono ancora giovane e vorrei mettere in campo quello che sto imparando

 

Cosa servirebbe per valorizzare maggiormente i giovani del territorio?

Tasto dolente Umberto, ci sarebbero tanti temi da approfondire. Penso che si debba far giocare di più i nostri Under e limitare gli stranieri nei dilettanti, attraverso una regola particolare. Un ragazzo giovane sarebbe più motivato ad allenarsi bene se le possibilità di giocare la domenica fossero più alte e secondo me ci sarebbe più gente al campo se magari giocasse qualche ragazzo in più del paese di appartenenza. Io per esempio ho il piacere di allenare da anni vari gruppi della scuola calcio “La Madonnina” e anche per me potrebbe essere motivo d’orgoglio vedere qualcuno di loro o, perché no, tutti, giocare  in futuro nelle squadre dilettantistiche del territorio. È una mia idea, dovrebbero poi essere gli organi competenti ad adottare un regolamento diverso

 

Quali sono gli allenatori che ti hanno ispirato maggiormente nel tuo percorso?

Seguo molto di più il calcio a livello dilettantistico ultimamente e mi limito a vedere solo le partite del campionato italiano o livello europeo e quindi non seguo molto le vicende o le conferenze stampa degli allenatori. Ho visto però da lontano un allenamento e alcune partite della Deliese e mi piace molto l’organizzazione di squadra che ha messo in campo il Mister Andrea Parentela. Seguo molto anche le sue interviste e mi piace il suo modo di approcciarsi alla squadra e con voi giornalisti. Spero un giorno di poterlo conoscere

 

Quale messaggio vuoi lasciare alla comunità di Sant’Eufemia e ai tifosi che ti hanno sostenuto in questi anni?

Alla comunità di Sant’Eufemia auguro solo ed esclusivamente il meglio, sia a livello sportivo che a livello generale. In questo paese sono nato, cresciuto e ho deciso pure di crearmi un lavoro per far sì che la mia famiglia potesse avere un futuro in un paese che ha tantissime potenzialità in tutto. Ai tifosi auguro che l’Eufemiese possa sempre esistere, che possa essere sempre la squadra di tutti e che possano essere orgogliosi di questa maglia. Spero un giorno di poter avere la possibilità di allenare di nuovo la nostra squadra e farli gioire come fatto l’anno scorso e due anni fa. Forza Eufemiese, sempre

 

Ringrazio Umberto Sirò e tutta la redazione di RCSport per avermi dato voce e la possibilità di fare questa intervista e spero possa essere di buon auspicio per il mio futuro.

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