
Per tutti gli appassionati di calcio, agosto è il mese delle ripartenze e dei nuovi inizi. Gli allenamenti e le amichevoli spezzano la routine estiva e consegnano al campo le speranze e gli obiettivi della nuova stagione. Per Gonzalo Dure Jara, oggi, il rituale che da sempre lo accompagna dallo spogliatoio verso il campo ha un valore diverso: due anni dopo la squalifica, è infatti tornato a vestire la maglia dell’Africo, riabbracciando dirigenza, compagni e tifosi con un’idea chiara in mente: la voglia di riscattarsi.
Il difensore paraguaiano ha riacceso i motori nell’amichevole dello scorso mercoledì contro la Primavera del Catanzaro, disputata nell’ambito della giornata “Sport e Legalità”. Nell’occasione, Dure ha risposto presente in un test utile a mister Criaco, che potrà contare su un calciatore dalla comprovata solidità difensiva e capace di offrire più soluzioni:
“Mi sono sentito molto bene, anche in fase offensiva con alcuni buoni interventi nel gioco aereo. Dopo la partita ho avuto anche la possibilità di parlare con i tifosi che, come me, sono ansiosi di potermi rivedere con questa maglia.”
Bisognerà attendere il 30 settembre perché il classe ’99 possa rientrare ufficialmente e riprendere il suo percorso in Calabria, interrottosi due anni fa. Da allora ha affrontato una delle sfide più difficili della sua carriera, riuscendo a trasformare un periodo complicato in un’occasione di crescita personale:
“È stato un colpo molto duro per me, sia dal punto di vista umano che professionale. Dopo aver vinto un campionato con l’Ardore ed essere arrivato ad Africo con molte ambizioni, commettere un errore del genere e doverlo dire alla mia famiglia è stato difficile. Dio mi ha dato la forza e la saggezza per crescere e andare avanti con umiltà. Nella vita non si smette mai di imparare e anche dalle situazioni negative bisogna cercare di trarre qualcosa di positivo. A me tutto ciò ha insegnato a dare più valore alle cose e a ogni momento vissuto. Oggi mi sento più maturo e più forte di fronte alle difficoltà.”
Dopo la squalifica, al suo rientro in Paraguay è stato ancora una volta il calcio a ridare forma ai suoi sogni. Così, con il pallone tra i piedi, Gonzalo ha ritrovato se stesso e la strada della vittoria. Prima conquistando il campionato con il Nacional de Salto del Guairá, centrando il suo secondo titolo consecutivo, e poi trascinando in finale il Club 16 de Agosto, da capitano:
“Essere capitano è qualcosa di unico. Devi essere un passo davanti a tutti, prestare attenzione a ogni dettaglio, cercare di gestire bene il gruppo ed essere un leader positivo. È una sfida molto bella e mi è piaciuta molto. Mi ha anche riportato alla mente i ricordi di quando, giocando nelle giovanili, indossavo la stessa fascia al braccio».
Il legame con l’ambiente gialloblù non si è mai spezzato e adesso Dure è desideroso di inseguire nuovi successi con questi colori:
“Il ds Leo Criaco non ha mai smesso di starmi vicino. Mi chiamava, seguiva le mie partite e mi ricordava che mancava sempre meno al mio ritorno. Ringrazio la società per avermi riaperto le porte. Non ho mai perso la speranza di tornare e voglio dare il massimo per regalare il titolo a questa gente meravigliosa e calorosa. Abbiamo una squadra esperta e un gruppo sano, unito e umile. Niente è facile senza lavoro e per questo ci stiamo impegnando al massimo.”
La rivincita, però, non passa soltanto dal campo. Così, il suo pensiero va alla sua famiglia che lo ha sostenuto nei momenti più difficili, alla sua terra e a Ypacaraí, la città in cui è cresciuto:
“Per me, ancora prima di essere un buon professionista, la cosa più importante è essere una brava persona. Il mio desiderio è portare in alto il nome del mio Paese e voglio ringraziare la mia famiglia che mi è sempre stata vicina: mio papà Denis, mia mamma Perla, mia sorella Fernanda e il mio amico Dani che considero come un fratello.”
















