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Peppe Denaro, il viaggio di una vita con il pallone tra i piedi

2026-09-04 16:16

Redazione

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Peppe Denaro, il viaggio di una vita con il pallone tra i piedi

Il centrocampista ripercorre le tappe di una lunga carriera

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Una carriera costruita attraverso tante maglie e altrettante storie. Peppe Denaro ripercorre il suo percorso calcistico, dagli esordi a Locri fino alle esperienze che hanno segnato maggiormente la sua crescita, dentro e fuori dal campo. Marina di Gioiosa, Gioiosa Ionica e Gioia Tauro rappresentano capitoli importanti di un viaggio fatto di soddisfazioni, obiettivi sfiorati e vittorie. Tra i ricordi più belli spiccano le due stagioni alla Gioiese, mentre resta il rammarico per i campionati non conquistati a Gioiosa Ionica.

 

La voglia di scendere in campo e di mettersi in gioco, però, è ancora intatta e più forte che mai: Peppe Denaro sente di poter dare ancora molto al calcio e resta in attesa di sposare un progetto ambizioso che sappia valorizzare la sua esperienza e le sue motivazioni.

 

Nel racconto di Denaro trovano spazio anche gli allenatori che hanno contribuito alla sua crescita, le partite rimaste nella memoria e i compagni diventati amici anche lontano dal calcio.

 

Un'intervista a tutto campo per ripercorrere una carriera vissuta con passione, lealtà e senso di appartenenza.

 

Peppe, hai indossato diverse maglie nel corso della tua carriera. Quale piazza ti è rimasta maggiormente nel cuore?

«Ho avuto la fortuna di vestire tante maglie e giocare per tante piazze importanti. Ogni paese mi ha lasciato qualcosa, dai ricordi agli amici che ancora oggi porto dentro.

Nulla togliere alle altre realtà, ma vestire la maglia del proprio paese ha un effetto diverso e comporta una responsabilità importante. Oggi, vedendo che a Marina di Gioiosa manca il calcio, mi rendo conto ancora di più di quanto fosse bello giocare lì. È stata una tappa fondamentale, perché proprio lì ho raggiunto la maturità che mi ha permesso di fare il salto di qualità.

Sono molto legato anche a Gioia Tauro, dove ho vissuto un'esperienza bellissima. Il mio rimpianto è invece non aver vinto a Gioiosa Ionica, dopo aver sfiorato per diversi anni la vittoria del campionato, arrivando due volte secondo.

E poi c'è Locri, dove ho iniziato a 16 anni. Erano anni diversi, dove dovevi essere pronto fin da subito, e ho avuto la fortuna di rispondere presente. Tornarci da giocatore maturo è stato altrettanto importante: abbiamo provato a riportare entusiasmo e il Locri in una categoria più consona al suo blasone. Quella esperienza è stata anche la mia vetrina verso la Serie D».

 

Tra i tanti allenatori incontrati, chi ha saputo valorizzarti maggiormente?

«Ognuno è stato importante a modo suo. Cosimo Silvano è stato sicuramente fondamentale: mi ha preso da ragazzino, ha modificato il mio ruolo e ha lavorato sulle mie caratteristiche. Ancora oggi i miei compagni scherzano dicendo che sono il suo "figlio calcistico".

Poi ho incontrato Graziano Nocera nel pieno della mia maturità e anche lui ha avuto un ruolo importante nella mia crescita.

Ricordo con piacere anche Leo Criaco, avuto a Bianco: una persona preparata e seria. Il calcio ha bisogno di allenatori di questa caratura.

Con grande affetto penso inoltre a Lello Franco, il mio primo allenatore a Locri, una persona speciale che oggi non c'è più, e a mister Brando di Brancaleone, che purtroppo ci ha lasciati troppo presto».

 

Quale stagione consideri la più importante della tua carriera?

«Sicuramente le mie due annate a Gioia Tauro con la Gioiese. A livello personale e di squadra sono state le stagioni più importanti: in due anni ho vinto tutto.

Vedere oggi la Gioiese ripartire dalla Terza Categoria mi fa davvero piangere il cuore».

 

La partita che più di tutte è rimasta nella tua memoria?

«Scelgo una sconfitta. Locri-Reggio Mediterranea, una finale per la promozione in Eccellenza davanti a circa 3.000 persone. Abbiamo perso 1-2 in casa. Se la rigiocassimo oggi, probabilmente non perderemmo mai. Quella sconfitta mi ha segnato nell'orgoglio e mi ha dato ancora più voglia di ripartire e vincere. Ed è quello che è successo già dall'anno successivo».

 

E il gol più bello?

«Non sono particolarmente romantico, almeno nel calcio. Ho avuto la fortuna di segnare diversi gol ogni anno, anche perché sono un centrocampista che calcia i piazzati. Alcuni li ricordo anche direttamente da calcio d'angolo».

 

Infine, un compagno diventato un amico speciale?

«Ho avuto la fortuna di costruire tantissime amicizie attraverso il calcio. Ho sempre vissuto questo sport con lealtà e rispetto e ogni stagione mi ha lasciato qualcosa.

Peppe Romeo è un grande amico: siamo stati compagni per tanti anni ed è stato anche il mio testimone di nozze. Poi c'è Matteo Carbone, mio compagno di vita oltre che di calcio, e Gianluca Scattarreggia, con cui ancora oggi mi sento periodicamente.

E naturalmente ci sono tanti altri compagni con i quali continuo a sentirmi e che mi fa sempre piacere incontrare quando ne ho l'occasione».

 

La storia di Peppe Denaro, dunque, non sembra ancora arrivata ai titoli di coda. Dopo tanti anni, tante maglie e altrettante esperienze, resta intatta la voglia di mettersi a disposizione e di continuare a vivere il calcio da protagonista. 

Ora non resta che attendere il prossimo capitolo, con la consapevolezza che, per chi ha sempre vissuto il calcio con passione e appartenenza, la voglia di scendere in campo non passa mai.

 

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