
Per l’Inter (unica squadra italiana a battere il Real Madrid in una finale di Coppa dei Campioni e pronta a far visita ai blancos per la decima volta nella sua storia) le nove trasferte in zona Santiago Bernabeu le han fin ora fatto segnare un bilancio magrissimo tradotto in otto sconfitte e in una sola vittoria costruita nel ritorno dei quarti di finale della Coppa dei Campioni in data 1o marzo 1967. Vittoria il cui là (poi fu un’autorete di Zoco a spegnere definitivamente la vena di rimonta dei madrileni) fu merito di un calciatore (l’attaccante Renato Cappellini) il cui gesto (cuoio in rete su corta respinta di Araquistain) lo avrebbe fatto entrare per sempre nella storia assieme allo 0-2 colto dall’undici di Helenio Herrera che, dopo l’1-0 dell’andata a San Siro firmato sempre da Cappellini, farà alzare bandiera bianca al Real Madrid campione in carica. Nato nel cremonese (a Soncino) e prossimo a compiere 83 anni Cappellini a notarlo (giocava con le giovanili del Codogno) fu Giuseppe Meazza e fu “il balilla” a portarlo all’Inter (lo scatto decisivo fu nell’amichevole giocata a San Siro prima di Inter – Santos tra le formazioni giovanili dell’Inter e del Codogno che lo vedrà segnare due reti). Promosso in prima squadra nel 1963-64 (esordirà nel 2-0 rifilato al Mantova il 29 settembre 1963).
Dopo aver collezionato altre 4 presenze (una delle quali in Coppa Italia) la stagione seguente viene ceduto in prestito al Genoa per poi ritornare lungo i Navigli rimanendoci altre tre stagioni, nella penultima delle quali (1966-67) accompagna l’Inter in finale (poi sarà il Celtic a scrivere la storia) segnando (oltre alle due reti ai blancos) la rete che varrà l’1-0 nello spareggio delle semifinali con il C.S.K.A. Sofia grazie a una perfetta zuccata che fulminerà Jordanov. Tramontata la carriera con l’Inter (anzi con la Grande Inter anch’essa sul viale del tramonto…) si trasferisce al Varese, alla Roma, alla Fiorentina e al Como chiudendo col calcio giocato nel Canton Ticino vestendo i colori del Chiasso. Oltre che con le squadre di club Cappellini giocherà anche in nazionale e pur mettendo insieme due presenze appena riuscirà a lasciare il segno nell’1-1 con il Portogallo.
Attaccate le scarpe al chiodo (portandosi in dote lo Scudetto della prima stella neroazzurra) si aprirà alla scrittura (curerà la prefazione del libro di Alberto Figliola “Tifosi interisti per sempre”) ritagliandosi, a distanza di anni dall’addio al calcio, due brevissime esperienze in panca prima con l’Ospitaletto e poi con la selezione padana.


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