
Nella provincia di Reggio Calabria il tema dell’agibilità degli impianti sportivi continua a essere uno dei dossier più delicati per Comuni, società calcistiche e tecnici incaricati.
Dopo il blocco imposto nei mesi scorsi dalla Prefettura rispetto all’accesso del pubblico negli impianti privi della necessaria documentazione, in diversi centri si sta lavorando per trovare soluzioni che consentano almeno una riapertura parziale degli stadi, in attesa di completare il percorso verso la piena agibilità.
È in questo contesto che si inserisce il ricorso, sempre più frequente, alla soglia dei 199 spettatori.
Una scelta che nasce dalla possibilità, prevista dalla normativa per gli impianti con capienza pari o inferiore a 200 persone, di utilizzare un procedimento semplificato fondato anche sull’asseverazione di un tecnico abilitato.
Ma è proprio qui che occorre fare chiarezza.
Aprire uno stadio a 199 persone non significa aver ottenuto la piena agibilità dell’impianto.
La procedura semplificata consente di superare alcuni passaggi ordinariamente richiesti per capienze superiori, ma non cancella gli obblighi di sicurezza e soprattutto non trasforma automaticamente un impianto destinato ad accogliere centinaia o migliaia di persone in uno stadio pienamente agibile.
Il tecnico incaricato deve infatti verificare e attestare la sicurezza dell’impianto nella configurazione proposta: vie di esodo, uscite, accessibilità dei mezzi di soccorso, impianti elettrici, strutture, servizi, gestione dell’emergenza, separazione dei settori e ogni altro aspetto previsto dalla normativa.
Non si tratta quindi di una formalità.
Dietro una relazione asseverata vi è una precisa responsabilità professionale.
C’è poi un altro aspetto importante.
Il fatto che un impianto venga aperto a 199 persone non significa che vengano meno tutti gli obblighi in materia di prevenzione incendi. Per gli impianti sportivi con capienza superiore a cento persone continuano infatti a essere applicabili gli adempimenti previsti dalla relativa disciplina.
Anche sotto questo profilo, dunque, il numero 199 non rappresenta una zona franca.
È semplicemente una soglia che consente un diverso regime procedurale.
Il vero salto di qualità arriva quando un Comune e una società puntano alla piena agibilità.
A quel punto il percorso diventa inevitabilmente più complesso.
Occorre ricostruire e aggiornare il fascicolo tecnico dell’impianto, verificare la situazione strutturale, gli impianti tecnologici, le tribune, le vie di fuga, gli accessi, i servizi, le separazioni, la prevenzione incendi e la corrispondenza tra ciò che risulta autorizzato e ciò che esiste realmente.
Poi, entra in gioco la Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, chiamata a esaminare la documentazione, valutare il progetto e verificare l’impianto prima di esprimersi sull’agibilità.
La convocazione della Commissione non è un passaggio puramente formale.
Prima di arrivare a quel momento occorre che il fascicolo sia completo, che eventuali carenze siano state eliminate e che i diversi enti coinvolti abbiano potuto effettuare le proprie verifiche.
Tra questi riveste una particolare importanza anche il CONI.
Il suo parere tecnico-sportivo non sostituisce le valutazioni degli altri organismi, ma rappresenta un elemento significativo per verificare la conformità funzionale dell’impianto: spazi per atleti, arbitri e spettatori, caratteristiche delle aree sportive, servizi e organizzazione generale della struttura.
Per questo non può essere considerato un passaggio marginale.
Il punto centrale è proprio questo: non è realistico pensare che un impianto aperto oggi a 199 persone possa passare, nel giro di pochi giorni, alla piena capienza.
Tra le due situazioni c’è un lavoro tecnico e amministrativo spesso rilevante.
Occorre recuperare documentazione talvolta risalente a molti anni prima, aggiornare planimetrie, verificare lavori eseguiti nel tempo, controllare strutture e impianti, acquisire certificazioni, predisporre pratiche antincendio, richiedere pareri e, quando necessario, progettare ed eseguire lavori di adeguamento.
In alcuni Comuni della provincia di Reggio Calabria questo lavoro è già in corso o sta per essere avviato.
Tecnici comunali, professionisti incaricati, uffici, amministratori e società sportive stanno cercando di ricostruire fascicoli complessi e di mettere gli impianti nelle condizioni di tornare a ospitare il pubblico con capienze più ampie.
È un’attività che spesso non si vede.
Una planimetria aggiornata, una verifica strutturale, un calcolo delle vie di esodo, una certificazione antincendio o una richiesta di parere possono sembrare semplicemente carte burocratiche.
In realtà sono gli elementi sui quali si fonda la responsabilità di consentire a centinaia di persone di entrare contemporaneamente in uno stadio in condizioni di sicurezza.
Per questo la riapertura a 199 spettatori va letta per quello che realmente è: un primo passo.
Può consentire alle società di tornare ad avere una parte del proprio pubblico sugli spalti, può rappresentare una risposta immediata a una fase di emergenza amministrativa, ma non può essere considerata il punto di arrivo.
L’obiettivo resta quello di restituire agli impianti sportivi la maggiore capienza possibile, compatibilmente con le caratteristiche strutturali di ciascuno stadio e con le prescrizioni previste dalla normativa.
Dietro quei 199 posti, quindi, c’è molto più lavoro di quanto possa apparire.
Ci sono tecnici che asseverano, professionisti che verificano, uffici che ricostruiscono documentazione, enti chiamati a esprimere pareri e amministrazioni che devono coordinare procedure diverse.
Ed è proprio questo lavoro, spesso silenzioso, che può trasformare una riapertura parziale in una soluzione stabile.
I 199 spettatori non sono la piena agibilità. Sono, semmai, il ponte necessario per arrivarci.


.gif)
.gif)





