
Son trascorsi più due mesi (per l’esattezza due mesi e mezzo) da quando il campo sportivo della ridente Palmi (il Leggendario Giuseppe Lopresti), su disposizione prefettizia che ha interessato quasi tutti i campi del reggino, è parzialmente interdetto al pubblico. Situazione che sta arrecando parecchi problemi alla società (il cui principale introito è dato dagli incassi domenicali) e ai tanti tifosi che si vedono privati del poter andare al campo per trascorrere una domenica pomeriggio al fianco degli amati colori neroverdi. E si (amati) perché quei colori neroverdi che rappresentano da oltre un secolo la Palmi calcistica (negli anni ’30 l’Italia intera, attraverso il quotidiano del tempo “Il Littoriale”, conobbe la Palmese più grande di sempre etichettata con l’appellativo di “squadra miracolo”) sono un autentico patrimonio da difendere alla pari del fin troppo bistrattato campo sportivo cittadino teatro di tutta la storia della Palmese, del film firmato Manetti Bros (U.S. Palmese) finendo finanche tra le pieghe del libro (Stadi di Calabria), ricchissima opera dello scrittore pisano (massimo esponente sulle tematiche legate agli stadi) Sandro Solinas.
Insomma come si può facilmente intuire il campo sportivo cittadino (pur essendo per i più un peso, è assurdo il sol pensiero di volerlo un domani abbattere…) per chi ne respira la storia, per chi fa della storia la grande eredità del domani e per chi ama Palmi e la Palmese è un qualcosa da preservare accompagnandolo verso un anno (il 2032) nel quale spegnerà 100 candeline. Tante, tantissime che nel panorama calcistico italiano e non solo (nel Regno Unito di stadi con 100 e più anni, alcuni dei quali incastonati anche tra le case, ve ne sono in gran numero…) rappresentano un qualcosa del quale andar fieri. Per poterci arrivare è indispensabile che chi di dovere dagli scranni di Palazzo San Nicola guardi al campo sportivo adagiato ai piedi del monte Sant’Elia e alla Palmi nella sua interezza con amore.


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